Dall’aggressione di Stati Uniti e Israele contro l’Iran e dal conseguente blocco dello Stretto di Hormuz l’Europa sta pagando 500 milioni di euro al giorno in più per l’impiego dei combustibili fossili. Chi ci guadagna è il settore dell’oil&gas. In base a quanto riportato dal quotidiano britannico Guardian lo scorso 15 aprile, le prime 100 compagnie fossili starebbero fatturando 30 milioni di dollari all’ora a causa della “crisi”. Se la situazione non cambier? a fine anno potrebbero guadagnare in totale 243 miliardi di dollari.
La cittadinanza italiana sta pagando questo prezzo sotto forma di un aumento delle bollette, gi? gravato dall’elevato costo dell’energia. Secondo le stime del Fondo monetario internazionale, le famiglie italiane hanno gi? pagato 450 euro in più a causa della crisi energetica, valore che potrebbe raggiungere i 2.270 euro a fine anno. Questo perché i governi che si sono succeduti negli ultimi decenni ci hanno legato mani e piedi all’impiego dei combustibili fossili a tutto vantaggio delle nostre grandi multinazionali, con in prima fila Eni, che hanno continuato ad accumulare profitti, ostacolando di fatto una reale ed efficace transizione energetica fuori dai fossili.
Come riportato da uno studio di Transport&Environment, in Italia gli extra-profitti delle compagnie fossili saranno di almeno quattro miliardi di euro, mentre in Europa il totale ammonta a 24 miliardi. Una stima che, sottolinea l’organizzazione, è peraltro conservativa, perché copre solo il prezzo dei carburanti stradali e non ad esempio del gasolio e del gas metano per riscaldamento.
ReCommon denuncia che finora l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha fatto poco o nulla per risolvere questa spinosa questione, limitandosi a dichiarazioni di facciata e a calmierare il prezzo dei carburanti alla pompa, stanziando 1,8 miliardi di euro. Un palliativo pensato solo a brevissimo termine e che continua ignorare il nodo della questione: l’enorme dipendenza del nostro Paese dai combustibili fossili.
Per superare questo stallo, ReCommon ha presentato tre proposte. Imporre una vera tassa sugli extra-profitti delle aziende fossili, in modo che chi ha guadagnato miliardi dalla crisi energetica ne contribuisca a pagare i costi sociali ed economici sostenuti dai cittadini.
In secondo luogo, si chiede che le risorse raccolte in questo modo siano destinate a investimenti immediati in una giusta transizione energetica. Dando la priorit? a energie rinnovabili diffuse e su piccola scala, efficientamento e riqualificazione degli edifici.
Infine, si richiede una maggiore autonomia energetica e a vantaggio della giustizia sociale, perché ridurre la dipendenza dai combustibili fossili significa costruire un sistema energetico più democratico, sicuro ed equo: meno esposto alle speculazioni, meno dipendente dai conflitti e più capace di garantire diritti, stabilit? e accesso all’energia.




